La stanza delle meraviglie di Brian Selznick Mondadori Editore

New York è uno dei luoghi più rappresentati al cinema: la città che tutti abbiamo visto ancora prima di esserci stati. La ritroviamo protagonista anche ne La stanza delle meraviglie (trad. Giuseppe Iacobaci, 2012, 654 pp., 16 euro, da 10 anni), il nuovo libro di Brian Selznick, noto illustratore americano già autore de La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, da cui è stato tratto il film di Martin Scorsese. Anche in questo caso non si tratta di un semplice romanzo di parole. Le seicento pagine non devono spaventare, perché Selznick posa spesso la sua penna di scrittore per riprendere la matita e per raccontare interi frammenti di storia soltanto attraverso i disegni, che si susseguono come fotogrammi di un film muto, mostrando l’azione e avvicinandosi ai volti dei personaggi per coglierne i sentimenti.

Ben e Rose, i due giovani protagonisti del libro, entrambi sordi, vivono in epoche diverse, ma entrambi arrivano a New York in cerca di un genitore. Le vicende di Ben, la leggiamo. Quelle di Rose, le guardiamo soltanto. Le loro storie si alternano, si sfiorano in continuazione e alludono l’una all’altra, fino a ritrovarsi tra le stanze di un museo; istituzione a cui il romanzo rende omaggio, riflettendo sul senso di conservare la memoria collettiva e privata. Quest’avventura dal meccanismo perfetto, di grande fascino, è anche l’occasione per imparare a leggere le immagini in sequenza e per assaporare da lontano il fascino della metropoli, osservando Ben e Rose che camminano per le stesse strade ed entrano negli stessi palazzi di New York.

Mara Pace di Andersen

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