L’autobus di Rosa di Silei e Quarello Orecchio Acerbo Editore

 

La paura ci spegne il cuore, imbavaglia il pensiero, ingabbia la parola. La paura ci obbliga al silenzio, ci isola, ci allontana da chi è colpito dall’ingiustizia e da chi all’ingiustizia tenta di ribellarsi. La paura è il nostro primo tiranno e l’arma prediletta di tutti i tiranni.

“E’ la storia più brutta che abbia mai ascoltato”. Dice Ben al nonno che gli ha appena raccontato cosa fosse la segregazione razziale. Quel nonno sa bene che soltanto conoscendo la storia si può evitare di ripeterne gli errori. E insieme a quella di Rosa -del suo sorriso gentile, dei suoi grandi occhi, e della sua serena determinazione a rifiutarsi di subire l’ennesima ingiustizia- gli racconta anche la sua, di storia. Quella di un uomo che non ebbe la forza e il coraggio di starle a fianco, di condividere il suo rifiuto. Coraggio che ritrova soltanto adesso per raccontare al nipote la sua paura di allora. Sa bene -ha imparato- che i “no” come quello di Rosa sono fondamentali per lottare contro i soprusi, le prepotenze, gli arbitrii. Sa anche, però, che solo se si diffondono, solo allora quelle lotte potranno essere vinte.

Questa è una storia splendida e conoscerla ci farà bene. Ci aiuterà a guardare avanti, ci aiuterà, quando sarà il momento, a non abbassare lo sguardo.

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